RSS
"Io sono ancora grande, è il cinema che è diventato piccolo! (Norma Desmond / Gloria Swanson - Viale Del Tramonto)
Visualizzazione post con etichetta animazione. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta animazione. Mostra tutti i post

Avatar

Non ho mai pensato che la tecnologia applicata all'arte fosse un fattore di disumanizzazione, e se c'è un arte che ha bisogno degli artifici scientificamente più avanzati questa è proprio il cinema. Cameron non ha mai nascosto la sua tendenza ad usare il computer come fosse una tavolozza dalla quale tirare fuori i suoi colori per dipingere. Lo stesso Titanic, per quanto ambientato in epoca non sospetta, era densissimo di effetti speciali. Avatar è il film che ci mostra lo stato dell'arte in campo di computer grafica: maestoso, poetico, gigantesco, ambizioso, incantevole, ipercromatico, a tratti convulso. E, grazie al 3D, avviluppante. Cameron riesce a trasportarci in un mondo nuovo con mano felice, con una maestria che neanche Spielberg è mai riuscito ad avere, eppure c'è qualcosa che non gira alla perfezione.


Tanto per cominciare, forse quasi tre ore di proiezione sono troppe per un film da seguire con gli occhialini, dopo un pò, passato l'effetto meraviglia, ci si comincia a stancare.


Aida Degli Alberi è un film d'animazione italiano diretto da Guido Manuli nel 2001. Avatar ha molto in comune con quest'opera, dalla filosofia di fondo all'anatomia dei personaggi. Se non si può parlare di plagio, sicuramente una qualche ispirazione Aida l'ha fornita.


L'idea di fondere fatto storico con una vicenda sentimentale coinvolgente, così da dare all'opera un ampio respiro che la faccia sopravvivere nel tempo, è stata la chiave del successo di Titanic, ma stavolta la vicenda umana (umana?) è troppo esile per non sembrare stucchevole e scontata: resta l'amaro in bocca per tutto quello che avrebbe potuto raccontare e non ha fatto e lascia un senso di incompiutezza drammaturgica.


Il biglietto da visita di Avatar è stato il fattore Attesa: quindici anni di lavorazione e ben 214 milioni di dollari di spese. Non ci si può non chiedere se ne sia valsa la pena. In molto meno tempo, e con molti meno soldi, tanto per fare un paio di esempi, Christopher Nolan ha prodotto la sua intera filmografia, comprensiva dei due capolavori Batman Begins e The Dark Knight, più l'ottimo The Prestige. Allo stesso modo, negli stessi anni, David Fincher ha realizzato sei film, tra i quali i magnifici Se7en, Fight Club e Il Curioso Caso Di Benjamin Button. Entrambi hanno regalato al Cinema innovazione, grandi incassi e, soprattutto, opere di eccelsa fattura. Cameron invece ha fatto Avatar, un ottimo film, certo, ma "solo" un ottimo film. Un pò come pagare una Ferrari e vedersi consegnare una Mercedes.

Insomma Cameron ha consegnato al mondo l'opera ambiziosa, immaginifica e magniloquente che ruminava da decenni, ma troppa attesa può nuocere, creando aspettative spropositate anche per un'artista senza freni quale egli è. Lascia l'impressione che le innovazioni tecniche al servizio delle grandi storie finora siano state sfruttate meglio dalla Pixar (Wall-E e Up da rivedere per credere). Per comprendere appieno il reale valore di Avatar dobbiamo attendere, paradossalmente, che decanti ancora per qualche anno.

Spirit


Il dvd di Spirit non deve mancare assolutamente nella videoteca di chiunque voglia insegnare ai propri figli i valori fondamentali della libertà. E se non si hanno figli una visione non guasta di certo, anzi se ne può uscire sicuramente arricchiti.
L'uomo ha in comune col cavallo la grande qualità di poter essere, se vuole, indomabile. Eppure, nondimeno, nel corso della vita sempre più spesso si è costretti ad abbassare la testa ed a cedere il passo al più forte. Spirit insegna che la forza di non essere sottomesso può essere più forte di qualunque violenza ed imposizione.
Il team Dreamworks confeziona così un film politicamente ipercorretto dove, ed è sempre meno raro nella cinematografia statunitense, sono ristabilite delle verità storiche addebitando ai bianchi la responsabilità della fine della civiltà nativa americana e dei disastri ambientali perpetrati sul territorio.
E' da salutare con entusiasmo inoltre un film d'animazione che per una volta lascia agli animali le loro caratteristiche ed il loro linguaggio anche se ogni tanto si fa largo l'impressione che la voglia di antropomorfizzare i cavalli sia stata forzosamente soppressa.
Restano delle perplessità solo sulla versione italiana dei brani di Bryan Adams: Zucchero appare francamente fuori posto, specie nel brano conclusivo, dove appare chiaro che con la voce proprio "non ci arriva".

Monsters & Co.


La premiata ditta Pixar, quella dei due Toy Story, di A Bug’s Life, di Alla Ricerca Di Nemo e dell'ultimo capolavoro assoluto Ratatouille, questa volta non si dimostra all’altezza degli altri lavori.
Il film è tecnicamente ineccepibile, la computer grafica è sempre più vicina ad una realtà sempre meno virtuale ma la storia, pur basata su una intuizione geniale, si svolge in maniera fiacca e prevedibile, con qualche sequenza che fa eccezione, come ad esempio lo sterminato deposito delle porte, che pure ricalca la sequenza dello smistamento bagagli di Toy Story 2.
La morale di fondo (c’è più energia in una risata di bambino che in suo urlo di spavento) è quanto mai stucchevole e le invenzioni dell’animazione non raggiungono vertici di eccellenza.
 
Copyright 2009 Chaplination. All rights reserved.
Free WordPress Themes Presented by EZwpthemes.
Bloggerized by Miss Dothy