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"Io sono ancora grande, è il cinema che è diventato piccolo! (Norma Desmond / Gloria Swanson - Viale Del Tramonto)
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Primati 1980-1999



1980Sesso nero di Joe D’Amato è il primo hard core italiano
1980 - American Gigolò (Usa) di Paul Schrader è il primo film che fa indossare al proprio protagonista, Richard Gere, abiti di una stilista di fama: Giorgio Armani
1981 - L'Ululato (Usa) di Joe Dante è il primo film sulla licantropia in cui la trasformazione da uomo a lupo avviene senza stacchi di ripresa
1981 - Gente Comune (Usa) di Robert Redford è il primo film per il quale un regista esordiente abbia vinto l'Oscar per la regia.
1981 - Polyester (Usa) di John Waters è stato il primo film in odorama
1984 - Un Anno Vissuto Pericolosamente (Usa) di Peter Weir è il primo film per il quale un'attrice (Linda Hunt) abbia vinto un Oscar per un ruolo maschile
1984 - Un Amore Di Swann (Francia) di Volker Scholondorff è il primo film tratto da un'opera di Marcel Proust
1984 - Repo Man (Usa) di Alex Cox è il primo film i cui titoli di coda scorrano dall'alto in basso
1985 - Maccheroni di Ettore Scola è il primo film italiano distribuito negli Usa da una Major
1985 - Ribalta di Gloria (Usa) di Michael Curtiz, realizzato in bianco e nero nel 1942, è stato il primo film ad essere colorizzato
1987 - Robocop (Usa) di Paul Verhoeven è stato il primo film proiettato con sistema audio Dolby SR, che prevedeva per la prima volta l'uso dei subwoofer. La versione italiana era però solo in Dolby A.
1987 - Giulia E Giulia (Italia) di Peter Del Monte è il primo lungometraggio girato in alta definizione
1987 - L'Impero Del Sole (Usa) di Steven Spielberg è stato il primo film hollywoodiano girato in Cina
1987 - Figli Di Un Dio Minore (Usa) di Randa Haines è il primo film per cui un'attrice sordomuta abbia vinto l'Oscar come miglior attrice
1987 - Masters Of The Universe (Usa) di Gary Goddard è il primo film ricavato sfruttando un eroe nato come semplice pupazzo giocattolo: He-Man
1987 - Ishtar (Usa) di Elaine May è stata la prima commedia a superare un costo di produzione di 50 milioni di dollari. E fu un flop clamoroso
1987 - Kamikazen (Italia) di Gabriele Salvatores è il primo film con lo... sgurz!
1987 - Over The Top (Usa) di Menhaem Golan, con Sylvester Stallone, è il primo film per il quale sia stato organizzato un vero campionato mondiale sportivo. Infatti per girare le scene finali del campionato mondiale di braccio di ferro i produttori ritennero più economico organizzare un campionato vero che metterne in scena uno finto
1987 - L'Ultimo Imperatore (Copr.) di Bernardo Bertolucci è il primo film per cui un regista italiano sia stato premiato con l'Oscar. E' anche il primo film di un regista italiano premiato con ben 9 Oscar.
1988 - Colors (Usa) di Dennis Hopper è il primo film per cui sia stata usata la macchina da presa telecomandata Hot Head
1988 - Danko (Usa) di Walter Hill è il primo film americano che riprenda dal vero la Piazza Rossa di Mosca
1988 - Chi Ha Incastrato Roger Rabbit (Usa) di Robert Zemeckis è il primo film che ha usufruito del sistema di ripresa Vistaflex
1989 - Ladri Di Saponette (Italia) di Maurizio Nichetti è il primo film interrotto da (finti) spot pubblicitari
1989 - Ritorno Al Futuro 2 (Usa) di Robert Zemeckis è il primo film che sui titoli di coda proponga il trailer del proprio sequel. Si tratta anche della prima occasione in cui i capitoli 2 e 3 di una saga siano girati assieme
1989 - Legge Criminale (Usa) di Martin Campbell è il primo film che mostri una persona nuda in fiamme: un effetto non facilmente ottenibile senza uccidere lo stunt (in questo caso una donna) di turno
1989 - Black Rain (Usa) di Ridley Scott è il primo film uscito in Italia con codifica audio Dolby SR
1990 - La Casa Russia (Usa) di Fred Schepisi è il primo film occidentale interamente girato in Russia
1991 - Star Trek VI (Usa) di Nicholas Meyer è stato il primo film proiettato in Dolby Digital: furono stampate solo poche copie col nuovo sistema audio e proiettate all'insaputa degli spettatori come esperimento, per testarne le reazioni.
1992 - Dien Bien Phu (Francia) di Pierre Schoendoerffer è il primo film occidentale girato in Vietnam
1992 - Cuori Ribelli (Usa) di Ron Howard è stato il primo film girato in Panavision super 70 a 65 mm
1992 - Pinocchio (Usa) della Disney è stato il primo film riedito per le sale dopo lo sfruttamento in home video
1992 - Batman 2 Il Ritorno (Usa) di Tim Burton è il primo film ufficialmente uscito con audio in Dolby Digital. Ovviamente in Italia uscì in Dolby SR.
1992 - I'm Your Man (Usa) di Bob Bejan è il primo cortometraggio interattivo: nel corso dei suoi 20 minuti di durata prevede 68 opzioni di trama
1993 - Jurassic Park (Usa) di Steven Spielberg è stato il primo film con codifica audio DTS, rivale del Dolby Digital
1993 - Last Action Hero (Usa) di John McTiernan è il primo film con sonoro in Sony Dynamic Digital Sound
1993 - Super Mario Bros (Usa) di Morton & Jankel è il primo film tratto da un videogame
1993 - El Mariachi (Messico) di Robert Rodriguez è il primo film messicano comprato da una major americana
1993 - Philadelphia (Usa) di Jonathan Demme è il primo film di una major americana sul dramma dell'Aids
1993 - Lezioni Di Piano (Nuova Zelanda) di Jane Campion è il primo film per il quale una regista sia stata premiata a Cannes
1995 - Othello (Usa) di Oliver Parker è la prima trasposizione del classico shakesperiano in cui il personaggio principale sia stato interpretato da un attore di colore: Laurence Fishburne
1995 - Desperado (Usa) di Robert Rodriguez è il primo film per il quale sia stato utilizzato il fucile Guacamole Gun, che spara direttamente macchie di sangue
1995 - Pocahontas (Usa) è il primo lungometraggio a cartoni animati della Disney ispirato da una storia vera
1995 - Toy Story (Usa) di John Lasseter, prodotto dalla Pixar, è il primo lungometraggio interamente realizzato in computer grafica
1996 - Striptease (Usa) di Andrew Bergman è il primo film per il quale un'attrice abbia strappato un cachet di ben 12 milioni di dollari. La fortunata fu Demi Moore.
1997 - La Vita E' Bella (Italia) di Roberto Benigni è il primo film che ha visto premiato con l'Oscar un attore protagonista italiano, nella fattispecie lo stesso Benigni
1999Il Barbiere Di Siberia (Russia/Italia) di Nikita Mikhalkov è il primo film per la cui lavorazione sia stato consentito di spegnere la luce rossa accesa in cima al Cremino fin dalla rivoluzione di ottobre
1999Tarzan (Usa) della Disney è il primo cartoon che si avvale della tecnica deep canvas
1999Tre stagioni (Usa) di Tony Bui è il primo film americano girato in Vietnam dalla fine della guerra

Febbre Da Cavallo: La Mandrakata


Viviamo tempi duri: le più alte cariche istituzionali ci insegnano che nella vita non contano i valori morali ma solo quelli materiali. La parola d’ordine è arricchirsi a tutti i costi, passando sopra tutto e tutti ed anche i cinematografari si adeguano.
Se fossi stato il figlio di Steno mi sarei dato da fare per far pubblicare il cult “Febbre Da Cavallo” in una versione decente su dvd, avrei osato una riedizione restaurata al cinema, invece i Vanzina figli non si fanno scrupolo di far rigirare il papà nella tomba saccheggiando maldestramente la sunnominata opera per confezionare questa banale e malriuscita pellicolina che nelle intenzioni doveva fare sfracelli al botteghino e per fortuna così non è stato.
Qualcuno si chiede ancora se esista una comicità di destra: forse è questa, fatta per non far pensare ma per rubare quello che di buono c’è stato nel passato per riprodurlo in maniera ancora più volgare e becera. Non a caso in una scena Mandrake ostenta, per coprire un giornale di corse di cavalli, Il Foglio di Ferrara.
Anche il mestiere di grandi come Proietti e Montesano e del futuro classico Carlo Buccirosso poco possono per risollevare le sorti del filmetto.
Più che un omaggio un affronto.

C'Eravamo Tanto Amati


Opera fondamentale della cinematografia italiana, C'Eravamo Tanto Amati racconta come pochi altri film trent'anni della nostra storia attraverso le diverse vicissitudini di tre amici ex partigiani divisi dalle scelte di vita e dall'amore per una stessa donna.
Il desiderio di cambiare il mondo, i fallimenti dei grandi ideali, l'impossibilità di realizzare la propria felicità sono le linee portanti di un film che nondimeno non è mai noioso, anzi nessuna scena è di troppo e gli interpreti sono tutti in stato di grazia.
Contemporaneamente ci troviamo di fronte anche ad un sublime omaggio al cinema, con continui riferimenti a Ladri Di Biciclette (film che può cambiare una vita, come si vede), a De Sica, a Mastroianni e Fellini (che appaiono brevemente nel ruolo di loro stessi).
Musiche struggenti, ambientazioni fedeli ed un toccante passaggio dal bianco e nero al colore in un momento topico, per sottolineare le spaccature epocali ed interiori, rendono il film unico nel suo genere.
La versione su dvd è quella restaurata dal grande Peppino Rotunno, ma in digitale i colori risultano spesso troppo saturi (da notare le lettere gialle dei titoli che tendono allo sfarfallio). Imperdonabile l'assoluta mancanza di extra.

Spirit


Il dvd di Spirit non deve mancare assolutamente nella videoteca di chiunque voglia insegnare ai propri figli i valori fondamentali della libertà. E se non si hanno figli una visione non guasta di certo, anzi se ne può uscire sicuramente arricchiti.
L'uomo ha in comune col cavallo la grande qualità di poter essere, se vuole, indomabile. Eppure, nondimeno, nel corso della vita sempre più spesso si è costretti ad abbassare la testa ed a cedere il passo al più forte. Spirit insegna che la forza di non essere sottomesso può essere più forte di qualunque violenza ed imposizione.
Il team Dreamworks confeziona così un film politicamente ipercorretto dove, ed è sempre meno raro nella cinematografia statunitense, sono ristabilite delle verità storiche addebitando ai bianchi la responsabilità della fine della civiltà nativa americana e dei disastri ambientali perpetrati sul territorio.
E' da salutare con entusiasmo inoltre un film d'animazione che per una volta lascia agli animali le loro caratteristiche ed il loro linguaggio anche se ogni tanto si fa largo l'impressione che la voglia di antropomorfizzare i cavalli sia stata forzosamente soppressa.
Restano delle perplessità solo sulla versione italiana dei brani di Bryan Adams: Zucchero appare francamente fuori posto, specie nel brano conclusivo, dove appare chiaro che con la voce proprio "non ci arriva".

La Leggenda Degli Uomini Straordinari


Premessa: nonostante le intenzioni non ci troviamo tanto di fronte ad un kolossal quanto piuttosto ad un popcorn movie bello denso delle spacconate che tanto possono piacere ad un pubblico di adolescenti.
Peccato che l’adolescente medio odierno sappia tutto delle gesta televisive della De Filippi ma ben poco di Allan Quatermann, Dorian Gray, Mina Archer, Tom Sawyer, il capitano Nemo e, soprattutto, del famigerato professor Moriarty, nemico principe di Sherlock Holmes (quest’ultimo stranamente assente dal film, mah…).
La tragedia è che si ha la sensazione che lo sceneggiatore del film abbia adattato la graphic novel di Alan Moore senza che sapesse poi tanto dei sunnominati personaggi, dal momento che sono tutti tagliati con l’accetta ed ognuno di loro è solo la caratteristica che lo contraddistingue e non una persona completa.
Mentre è quantomeno curioso ri-vedere Sean Connery al cospetto di un M, storicamente almeno 60 anni prima del Bond al quale deve una lunga carriera cinematografica, è sicuramente imbarazzante assistere ad una serie di azioni che è difficile classificare sotto una categoria più elegante di “cazzatona”.
Qui si fa confusione tra Verne e Salgari passando per Melville, e quindi il capitano Nemo di 20000 Leghe Sotto I Mari è vestito e si comporta come un attempato Sandokan, con tanto di spada usata come una vera scimitarra, il suo Nautilus è arredato come una Love Boat in salsa indiana (è grande come un grattacielo ma poi passeggia con disinvoltura tra i canali veneziani!) ed il primo ufficiale esordisce con un “Chiamatemi Ismaele” da reclamare punizioni corporali.
Allo stesso modo forse gli autori pensano che Poe e Stevenson fossero lo stesso scrittore e quindi ci fanno sapere che era mr. Hide a compiere i delitti della Rue Morgue.
Lo stesso Hide più che il lato oscuro del dottor Jeckyll appare come un gommoso incredibile Hulk con la faccia di Adriano Celentano che zompetta sui tetti di Francia come un Quasimodo qualunque e mai nel film è davvero cattivo come dovrebbe.
Il vertice del ridicolo si tocca con il super-Hide, una enorme bistecca al sangue che mena sventole, e con la ventilata ipotesi di resurrezione (sic!) di Connery / Quatermann.
Dal momento che il film si apre e si chiude in Africa c’è quasi da stupirsi che in questa incredibile montagna di fesserie non sia stato infilato anche Tarzan!
Unico pregio: gli effetti speciali, davvero riusciti nel realizzare il viso a metà dell’uomo invisibile... Non vi avevo detto che c’è anche lui?

Incantesimo Napoletano


Le critiche lette in giro su questo pregevole film sembrano eccessive persino a me, che di solito non sono lieve nei miei interventi. Paragonare Incantesimo Napoletano ad un film-barzelletta alla Vanzina è riduttivo e scorretto.
Il film è diretto bene, anche troppo per dei registi esordienti, e meglio ancora recitato. Non indulge mai in battute facili o in turpiloqui, si mantiene magnificamente sul filo sottile di una narrazione lieve, scarna, ma non per questo povera.
I registi hanno fatto i conti con un budget non certo ricco che li ha obbligati a ricreare gli anni Venti in pochi ambienti e riducendo gli esterni all'osso (si intravede qualche scorcio della splendida Pozzuoli), ma questo semmai serve a concentrare ancora di più l'attenzione sulla splendida recitazione degli interpreti.
Il tema tocca le differenze tra milanesi e napoletani, e per estensione tra settentrionali e meridionali, ma non si ha mai l'impressione di vedere un film che parli di razzismo, semmai di accettazione del diverso quando il diverso è nella nostra stessa casa. In questo caso si tratta di diversità culturale, ma la figliola dei coniugi napoletani invece che milanese poteva essere nera, omosessuale, musulmana, insomma diversa dai suoi genitori che impiegano vent'anni per accettarla come loro figlia.
Non mi sembra una barzelletta, quelle lasciamole ai Vanzina. Incantesimo Napoletano è un film vero.

Monsters & Co.


La premiata ditta Pixar, quella dei due Toy Story, di A Bug’s Life, di Alla Ricerca Di Nemo e dell'ultimo capolavoro assoluto Ratatouille, questa volta non si dimostra all’altezza degli altri lavori.
Il film è tecnicamente ineccepibile, la computer grafica è sempre più vicina ad una realtà sempre meno virtuale ma la storia, pur basata su una intuizione geniale, si svolge in maniera fiacca e prevedibile, con qualche sequenza che fa eccezione, come ad esempio lo sterminato deposito delle porte, che pure ricalca la sequenza dello smistamento bagagli di Toy Story 2.
La morale di fondo (c’è più energia in una risata di bambino che in suo urlo di spavento) è quanto mai stucchevole e le invenzioni dell’animazione non raggiungono vertici di eccellenza.

Salò, O Le 120 Giornate Di Sodoma


Salò è un film che non tollera che ci si fermi alle apparenze: al sesso, ai nudi, allo stupro, alla coprofagia. Fermarsi alle apparenze è tipico degli spiriti semplici. Salò è un film devastante, ma credere che Pasolini l'abbia realizzato compiacendosi, come troppi hanno insinuato, è a dir poco superficiale.
Il tormento e la sofferenza sono evidenti e palpabili, come pure è palpabile la denuncia di un modo di agire e di pensare. Le persone che abusavano dei ragazzi di Salò sono le stesse che mandavano gli ebrei e gli omosessuali nei campi di sterminio, sono i semi di una politica intollerante che sopravvive ancora oggi, che pretende che ogni legge di questo Stato sia approvata dal Vaticano, che vuole porre su piani diversi i bianchi e i neri (e per estensione tutte le persone "diverse" tra loro), che non ritiene che il figlio dell'operaio debba avere gli stessi diritti del figlio del professionista, che omosessuali che si amano da anni non debbano avere diritto ad essere riconosciuti come coppia.
Qui tutto è metafora.
Salò è un atto di accusa non solo verso il fascismo (e degli escrementi che lo hanno alimentato) ma contro una borghesia che si è ripiegata in se stessa ed ha permesso che crescesse e distruggesse il Paese, diventando essa stessa carnefice delle generazioni che per certe scelte sono state devastate.
Salò è l'oggi, è qui.

Il Cartaio



Premetto che in coda rivelerò il nome dell'assassino.


Il film comincia.
Claudio Santamaria, con la faccia da pazzo, con la voce da pazzo, con lo sguardo da pazzo, e pettinato come un pazzo, si avvicina alla Rocca e, con la voce da pazzo, le offre dei fiori, che lei, non essendo scema, rifiuta.
Adesso penserete: è pazzo, per vendicarsi farà una strage, sarà lui l'assassino che comincerà ad ammazzare gente nel film.
Ma Argento non è mica scemo che ti fa capire subito chi è l'assassino, soprattutto se non hanno ancora cominciato ad ammazzare nessuno. E Santamaria, oltretutto, è un poliziotto.
E così il film procede tra recitazione da rappresentazione di terza elementare (una costante del cinema di Argento, come cavolo farà a "non" far recitare chiunque, mah...), movimenti di macchina quasi inesistenti, assurdità ed incongruenze di trama, effettacci gratuiti, per scoprire alla fine che...
l'assassino è proprio Santamaria!
E che cavolo!

Eragon


Prendi un libro scritto da un adolescente trito di luoghi comuni sul mondo fantasy, sceneggialo con dialoghi rivisti da un seienne, fanne un film diretto da un quattrenne ed ecco Eragon!
Film del genere dovrebbero essere visti solo da appassionati di effetti speciali ma anche quelli sono poco riusciti. Ad esempio erano stati realizzati molto meglio i draghi di Harry Potter E Il Calice Di Fuoco, che come valore aggiunto non erano doppiati dalla vocina neutra da annunciatrice televisiva di Ilaria D'Amico, come invece accade in questo polpettone sciapo.
I due cugini protagonisti fin dall'inizio fanno pensare ad una sorta di Brokeback Mountain in salsa fantasy ma uno sparisce subito (ritornerà nel momento giusto in un capitolo successivo?) e l'altro si deve arrangiare con una maschiaccia nata... per la battaglia.
Di tutti i luoghi comuni del genere ce ne sono due assolutamente insopportabili.
Il primo. In questi film il re cattivo, in questo caso un John Malkovich nell'ennesima marchetta cinematografica, è sempre incastonato in spelonche buie e tetre. Ma cavolo, volete che un Re non abbia la possibilità di comprarsi un lampadario, delle candele, o di far togliere le ragnatele dai propri schiavi? Potreste mai immaginare la Villa di Arcore senza energia elettrica?
Il secondo. In questi film il Re cattivo ha sempre al suo servizio un mago più cattivo di lui. Cattiverrimo. Ed immancabilmente bruttissimo! Ma cavolo, un mago capace di sparare palle di fuoco o di trasformare acqua in vino non riesce a far qualcosa per le proprie rughe, per le occhiaie, per i denti gialli, per le doppie punte? Ma che razza di mago è? La Strega cattiva di Biancaneve non ha insegnato niente?

Manuale D'Amore 2 (capitoli successivi)


Squadra che vince non si cambia e così ecco il sequel di Manuale d’Amore con un cast che affonda a piene mani nel capitolo precedente, anche se tutti in ruoli differenti.
Veronesi come regista è notevolmente migliorato, e che sia anche l’autore dello script si vede da quanto è compiaciuto delle parole che lascia recitare a Claudio Bisio in radio, sotto gli occhi sognanti dei veri deejay di rete 105. Peccato però che di solito quei deejay lavorino a Milano, in via Turati, e non con vista Tevere!
Come il precedente conta 4 episodi, stavolta uniti dal lieve fil rouge della radio.
Nel primo Scamarcio sta per rimetterci le penne in un incidente d’auto e si tromba la Bellucci nella mensa dell’ospedale, in pieno spottone Birra Moretti. Scena erotica iperpubblicizzata ma della Bellucci vediamo solo la posa goffa a cavalcioni del povero cristo e neanche una tetta. Episodio che ha il merito di proporre il miglior attore del film, che non è Scamarcio ma il suo compagno di sventura ospedaliera Dario Bandiera, volgarissimo ma irresistibile, ed un divertente cameo di Fiorello, che recita a soggetto in maniera più che evidente.
Nel secondo episodio Fabio Volo ha gli spermini pigri e così, grazie alle nostre leggi Vaticane, per ingravidare la Bobulova occorre spostarsi in Spagna. La Bobulova concede un’interpretazione da vera isterica mucciniana, solo più divertita e compiaciuta, quasi alla Monica Vitti, e si laurea a parer mio quale migliore attrice del film. Volo invece è sottotono rispetto alle belle prove offerte nei film di D’Alatri, ma del resto a lui è richiesto solo di donare gli spermini… Divertentissima la coppia di cafonazzi fan di Gigi D’Alessio (e di chi sennò?) conosciuta in Spagna.
Nel terzo episodio Rubini ed Albanese sono una coppia gay ed il secondo vuole convincere il primo ad andare in Spagna a sposarsi, quasi a sottolineare per la seconda volta in mezz'ora che gli italiani per poter usufruire di una legislazione che guardi al futuro della civiltà siano costretti necessariamente ad espatriare. I luoghi comuni del caso ci sono tutti: sculettamenti, famiglie che non capiscono, pestaggi dai soliti razzisti, ammiccamenti esagerati. Chi scrive è omosessuale, ha frequentato gli ambienti omosessuali ma le checcazze che si vedono nei film italiani nella realtà vi assicuro che non esistono!
Nel quarto episodio Verdone fa il solito Verdone che si fa concupire dalla ragazzina di turno e ci sta per rimettere le coronarie. Purtroppo Verdone non ha ancora capito che la sua carriera potrebbe crescere enormemente se smettesse di recitare e si concedesse esclusivamente alla regia. Verdone è eccelso interprete quando propone le sue gallerie di mostri all'italiana come in Viaggi Di Nozze, ma quando è solo attore immancabilmente non è mai un attore, è sempre e solo Verdone.
Nel complesso un film godibile, non un capolavoro ma almeno fa sorridere senza farci vergognare, come le Vanzinate o le Parentate.

I Fratelli Grimm E L'Incantevole Strega


L'altrove lisergico Terry Gilliam con questo film sembra essersi definitivamente arreso alle regole delle major hollywodiane e confeziona un megapolpettone scoppiettante che potrebbe essere stato diretto da un manovale qualunque. Persino dal regista di Eragon.
L'estro da flop di Gilliam si intravede solo nei punti morti del film, ma stavolta i produttori sembrano aver preso saldamente le redini in mano e non gli hanno concesso di far troppi danni.
I due protagonisti sono, come quasi sempre, acqua fresca. Anche il pover Ledger non dona certo a questa pellicola la sua interpretazione migliore. Alla Bellucci non è richiesto di recitare ma solo di mostrarsi e da ex top-model le riesce benissimo.
Un plauso solo al superbo Peter Stormare, perfetto nella caratterizzazione dell'italiano tipo secondo gli americani: crudele, vigliacco, bugiardo e cagasotto. Gli mancano solo il mandolino e le macchie di pizza sul bavero della giacca.

Il Favoloso Mondo Di Amèlie


Il mondo non è favoloso ma noi possiamo renderlo tale prendendoci cura delle persone che amiamo: sembra questa la morale di fondo del sublime film di Jeunet.
Amèlie non è un angelo sceso sulla terra ma una donna comune amante della giustizia fino a diventare vendicativa per conto altrui. Amèlie, ad esempio, è capace di far viaggiare in giro per il mondo un monolitico nano da giardino per insegnarci che la vita è una e va vissuta fino in fondo, e che se può viaggiare un pupazzone di ceramica può farlo anche il proprio papà, eremita in casa.
Ancora una volta il regista francese adopera effetti speciali che arrivano fino alla computer grafica non per stupirci con grandiosità ma facendo leva sui sentimenti, sul cuore dello spettatore medio troppo spesso mortificato dalle megaproduzioni senza anima o dalle becere commediacce natalizie. E se lo stupore arriva è per le geniali invenzioni visive ma anche, o soprattutto, per lo sguardo tenero della splendida protagonista.
Anche il dvd è tecnicamente ineccepibile. Il secondo disco con gli inserti non smonta le sorprese ma semmai ne aggiunge delle altre. Impedibile.

Al Di Là Dei Sogni


Film mortifero come pochi: solo nei primi minuti a Robin Williams muoiono i due figli, muore lui, quindi schiatta anche la moglie e si ritrovano tutti assieme appassionatamente nell’al di là evocato fin dal titolo.
Esempio emblematico di come le grandi produzioni americane possano banalizzare, a causa della propria ignoranza e mancanza di rispetto verso qualunque opera dell'ingegno precedente la loro, anche miti apparentemente inattaccabili come quello di Orfeo ed Euridice (raggiungere all’inferno il proprio amore per portarlo via).
Se la sceneggiatura è francamente penosa e ricca di umorismo involontario, il film è comunque da valutare per i magnifici effetti visivi e per l’immagine dell’ al di là creata basandosi su numerosi classici della pittura.
Alcune intuizioni sono geniali, peccato che gli autori pensassero che fosse indispensabile che i personaggi del film dovessero anche parlare.

Febbre Da Cavallo


Ammetto la mia debolezza: sono anch'io un cultore di questo piccolo capolavoro della commedia all'italiana, anche se credo che dargli un voto alto in decimi (come altri cinefili stregati da questa pellicola normalmente fanno) sia uno schiaffo a chi vive il cinema come forma d'arte. In ogni caso meglio dare 10 a questo che 6 o 7 all'orrido sequel partorito senza dolore (e senza coscienza) dai figli indegni del buon Steno, come ho visto fare in giro.
Il cast è un'antologia del cinema italiano degli anni Settanta (ci si poteva permettere comprimari del calibro di Mario Carotenuto ed Adolfo Celi, oggi al massimo puoi prendere Er Patata, Er Cipolla...) ed ogni singolo attore da l'impressione di divertirsi un mondo nel recitare il proprio ruolo.
La mia poco veneranda età mi ha concesso di poterlo vedere in sala all'uscita: ero un bimbetto rompiballe ed alla fine della proiezione volli restare dentro per vederlo una seconda volta, obbligando mio padre a farmi compagnia. Ancora oggi me lo rinfaccia. Beati tempi pre-multisala, oggi al cinema ti prendono a calci nel culo per metterti fuori appena partono i titoli di coda...
Ma bando alle ciance. Peccato che le caratteristiche da B-Movie del film debbano essere riscontrate anche nel packaging e nella resa della versione in dvd (mi riferisco all'edizione Realvision): ci sono addirittura salti della pellicola che in un caso arrivano addirittura ad oltre un minuto consecutivo di film. Imperdonabile!

Frankenstein Junior



Credo che Frankenstein Junior possa comparire a pieno merito nella classifica delle prime dieci commedie di tutti i tempi: le gag visive e le battute sono ormai da antologia e ad ogni visione non tolgono ma semmai aggiungono ilarità.
E’ uno di quei film che va rivisto più volte per cogliere ogni singola sfumatura della grande prova da comediants fornita da tutto il cast diretto da un Mel Brooks che non è mai più stato così bravo.
Chi non ha mai goduto osservando la gobba mobile di Igor/Aigor, le frezze bianche di Elizabeth degne (appunto) de La Moglie Di Frankenstein, i cavalli spaventati al solo sentir nominare frau Blucher? Chi non ha mai citato, nella vita di tutti i giorni, "rimetta-a-post-la-candela" o "lupo ulilì e castello ululà"?
Anche il dvd è irrinunciabile, sia per la qualità tecnica (il film sembra nuovo) che per godere finalmente delle scene mai inserite nel film, alcune delle quali straordinarie: a vederle ci si chiede per quali motivi non siano mai state montate.
Capolavoro.

La Mummia, Il Ritorno


Chi ha trovato il primo capitolo cialtrone ed inutile (ed il sottoscritto non è tra questi) non potrà credere che possa essere stato realizzato un doppione tanto infimo.
Il film ha il raro dono di far vergognare lo spettatore come se fosse l’autore. Tra le cose più ridicole le solite scaramucce con mummie redivive, una mongolfiera formata da una “barca-navicella” quasi più grande del pallone che la deve sollevare e che oltretutto vola a reazione, mega ondate che travolgono la stessa mongolfiera ma non bagnano neanche i capelli dei passeggeri.
Dialoghi di rara stupidità, i personaggi che nel primo episodio pure erano interessanti qui sono delle sbiadite controfigure, quasi che assistessimo alle prove della messa in scena e non all’opera definitiva.
Frazer, che nel primo episodio non era certo un avventuroso Harrison Ford, almeno aveva il dono della simpatia ed un facciotto fascinoso. Qui sembra un impiegato comunale senza testosterone uscito da una canzone di Giorgio Gaber. I colpi di scena (reincarnazioni a catena, come se piovesse) non superano in umorismo involontario un capo tribù che sembra la controfigura di George Harrison.
Come se tutto questo non bastasse il bambino è un pupattolo insopportabile. Non basta il fascino magnetico di Arnold Vosloo a salvare la situazione.
Da dimenticare. Se umanamente possibile.

La Ricerca Della Felicità


Avevo due biglietti gratis della Coop, dei film in programmazione avevo già visto tutto quello che mi interessava. Dovevo scegliere tra questo e Apocalypto, ma Gibson come regista mi ha sempre fatto l’effetto guttalax e quindi ho scelto il male minore.
L’ambientazione anni Ottanta è perfetta, richiamata anche dalla grana grossa della pellicola. La fotografia superba.
Will Smith…. Bah, vediamo. Si è autoprodotto il film che avrebbe dovuto fruttargli l’Oscar per il miglior attore e se fosse accaduto non sarebbe stato certo un furto: che sia bravo è indiscutibile e la sua recitazione non è stata rovinata neanche da Muccino, che altrove ha dimostrato di essere regista solo perché riesce a tirar fuori l’isterico che c’è in te in una sorta di “BUYzzazione” collettiva, dalla Sandrelli ad Accorsi.
In questo film il Muccino-Touch si nota solo in un paio di sequenze, ossia negli amari confronti tra moglie e marito, ma per fortuna non gli è stato consentito di strafare.
Curioso trovare accanto a Smith, nel ruolo del figliolo, il vero bambino di Smith. Emozionante vederli dormire assieme al cesso pubblico, al ricovero per barboni, mangiare alla mensa dei poveri, anche perché a fine riprese immagino si tornava in alberghi a dieci stelle e mezza.
I soldi. Ecco, la ricerca della felicità. Ecco cosa insegnare ai nostri figli, ed a quello di Smith per primo. Cos’è la ricerca della felicità? La ricerca dei soldi. Abbiamo voglia di sbattere la testa al muro sul desiderio di riscatto, sul rivendicare la dignità umana… Con questo film abbiamo scoperto che senza soldi le mamme se ne vanno, ci lasciano soli coi papà pieni di debiti, ed il riscatto comincia coi soldi. Soldi soldi soldi, ecco la morale americana, ecco la democrazia che si esporta in tutto il mondo.
Infine la bella colonna sonora. Muccino ha voluto un unico italiano con se in America, il suo fido Guerra, figlio dell’ottimismo che è il sale della vita, che confeziona una superba colonna sonora. Tanto bella che somiglia tanto a quella di “Forrest Gump”.

Borat


Si è parlato, sulla stampa, di Borat come di un film divertentissimo, irriverente, sovversivo, oltraggioso, antirazzista e politicamente scorrettissimo. Si è detto che semina il panico e lascia il segno ad ogni suo passaggio, che scardina le certezze e le ipocrisie di una cultura carica di pregiudizi. Inoltre la regia è di Larry Charles, che si definisce un filosofo pop ed è uno dei migliori amici di Michael Moore e di Bob Dylan. Insomma sulla carta un film epocale.
Sono arrivato al cinema carico di aspettative e credo proprio che, per questo tipo di film, bisogna evitarlo. Borat è un giornalista kazako che riesce ad ottenere finanziamenti dal suo povero paese per girare un documentario sulla way of life americana, ma non rende un buon servizio al Kazakhstan, e tantomeno agli Usa. Borat mostra questa vecchia fetta di Unione Sovietica come un paese arretrato, misogino, antisemita e con un’economia che si regge sulla prostituzione. Non a caso il governo kazako ha protestato ufficialmente, così come ha ferocemente reagito l’Anti Defamation League per le continue battute antisemite. Dalla Corsa degli Ebrei (in puro stile fiesta dei tori di Pamplona) all’acquisto della pistola adatta ad ammazzare un ebreo, Borat ci va giù pesante. Ma gli ebrei non sono le uniche vittime della filosofia di vita Boratiana.
Le intenzioni di Cohen, l’attore ebreo creatore di Borat, sono quelle di mettere alla berlina i pregiudizi della opulenta società statunitense, e vuole farlo con tecniche finto-documentaristiche e da candid camera per mostrare una società vera, non ricostruita in studio o con attori prezzolati. Ce n’è per tutti: omosessuali (ripresi al Gay Pride e rimorchiati in albergo), cristiani pentecostali (e le loro conventions cariche di patos), donne (viste come puro oggetto di piacere e da zittire quando parlano) e chi più ne ha più ne metta. In effetti ne esce un’America fiera di fare a pezzi fino all’ultimo iracheno (donne e bambini compresi), carica di pregiudizi sui gay e gli ebrei, misogina e violenta, e persino le edificanti famigliole benpensanti da Mulino Bianco, di quelle che invitano a cena il Pastore e la mogliettina, così aperte e disponibili al prossimo, non farebbero mai accomodare a tavola con loro una prostituta di colore.
Se le intenzioni di Cohen erano queste ci è riuscito in pieno. Molto più discutibile semmai è il metodo che adopera per arrivarci. Per narrare questa America Cohen ha pensato di rendersi affidabile ed adatto a tirar fuori il peggio da ognuno, e per riuscirci si è reso culturalmente inferiore. E diventato Borat. Ma Borat è un losco figuro che va a letto con la sorella (per importanza la seconda prostituta del suo paese, con tanto di coppa) e che non resiste alla tentazione di mettere su una volgare accozzaglia di situazioni che al confronto una caserma militare italiana diventa un collegio svizzero.
Borat infatti sembra essere uscito dall’Istituto Di Alto Perfezionamento Alvaro Vitali e ce le propina tutte, al punto che anche gli spettatori con la mente più aperta ad un certo punto cominciano a chiedersi se si sta guardando il film più divertente o il più offensivo della storia del cinema. Certamente le finalità sono diverse, ma per quale motivo mi devo indignare se in un film di Christian De Sica quest’ultimo scorreggia mentre Borat può farsi mettere il sederone nudo di un altro uomo in faccia? Perchè una parolaccia di Boldi è per definizione volgarità e Borat che caga e piscia per strada è sublime iconoclastia? Perchè Renzo Montagnani che sbava guardando la Fenech che fa la doccia è sottocultura e l’amico di Borat che si fa le seghe sulle foto di Pamela Anderson è glamour? Personalmente credo che la stupidità ostentata, al cinema come nella vita reale, non sia mai intelligente, elegante o utile.
Cohen ha detto in un’intervista recente: «Non sono vere le accuse che di certo scatenerà il mio film. Borat non parla affatto male del Paese che gli ha dato orgogliosa nazionalità e il film punta il dito contro la sottocultura pop e kitsch americana. Il film è contro ogni razzismo, conformismo e atteggiamento bigotto. Noi non abbiamo gladiatori o cowboy o samurai, ma leggendari nomadi. Altro che i broker di Wall Street, i fanatici Pentecostali, i leader politici, la vagina di Pamela Anderson, i viticultori improvvisati, i due campioni nudi di wrestling incontrati da Borat nel corso del suo tour. Il mio è un personaggio che piace proprio per la sua innocenza ».
Ma Cohen crede di essere immune da certi vizi? Se lo è, per quale motivo crede di avere il diritto di stigmatizzare i pregiudizi di una nazione se egli stesso, nella sua vita privata da ebreo ortodosso, ha preteso che la sua fidanzata Isla Fisher (l’attrice vista in “Due Single A Nozze”) si convertisse all’ebraismo prima di sposarlo? Qui siamo più dalle parti di un catechistico “Fa quello che dico io ma non quello che faccio io”.
Insomma più che Borat è un banale borazzo.

Le battute: Totò


Dagli amici mi guardi Iddio che dai parenti mi guardo io! (Totò Cerca Pace)

Chi lascia la moglie morta per la viva sa quello che lascia e non sa quello che triva! (Totò Cerca Pace)

Io sono superiore a lei e per cultura e per nascita e per censo. Io sono superiore a lei al censo per censo! (Chi Si Ferma E’ Perduto)

Io sono un benefattore: quando uno si trova in difficoltà io lo disficolto! (Sua Eccellenza Si Fermò A Mangiare)

Ma è possibile che voi polacchesi siate sempre così oriundi? (Totò, Peppino E I Fuorilegge)

Te quiero si pronuncia te chiero, come bicchiero, carabiniero… (Totò, Eva e il pennello proibito)

Chi è alla porta? Sarà il secondino. Sono due? Allora è un quartino: due secondini fanno un quartino, quattro secondini fanno mezzo litro. (Un Turco Napoletano)

Ho una fame… ho una liquidazione di stomaco che non ci vedo! (Totò Contro il pirata nero)

L’anno che sò nato io era bisestitico. (Totò contro il pirata nero)

E’ un coup de foudre: un colpo di fodero! (Totò contro il pirata nero)

Macchè insediato e insediato! Qui sedie non ce ne sono! (Fermo Con Le Mani)

Io sono un obiettore di coscienza, sono un obiettivo! (Totò contro Maciste)

Ah, è questo il modo di parlare? Un’educanda parla così? Una maleducanda parla così! (Signori si nasce)

Io sono il metre, lui è il vice metre. Come vede in due facciamo un metro e mezzo. (Totò, Vittorio e la dottoressa)

E tuo zio come sta? Oh, dimenticavo che era morto. E’ sempre morto, vero? (Fermo Con Le Mani)

A cimitero donato non si guarda in tomba! (Totò cerca casa)

Sono un vigliacco, è vero, ma è meglio un vigliacco vivo che un coraggioso morto. (I due marescialli)

Ai funerali mi vengono giù dei lacrimoni come se fosse successo chissà che cosa! (Totò diabolicus)

Uccidetemi, ma non ammazzatemi! (Totò Cerca Moglie)

Io sprizzo salute da tutti i pori. Sono uno sprizzaiuolo! (Totò Cerca Pace)

Pasquà, mi sono misurato la pressione: 5000 è possibile? (Totò Cerca Pace)

Ma come, tu sei così grande, così paffuto e non sai da dove parte la corriera per Sorrento? (Un Turco Napoletano)

Noi finiremo bene. Sai come si dice? Tutto è bene quel che comincia male. Sapessi a me che pena mi fanno quelli che cominciano bene! (Totò Terzo Uomo)

Il figlio dello sceicco io? E’ vero, sono bello, piaciucchio, ma fare il figlio dello sceicco no, l’ha già fatto Rodolfo Valentino! (Totò sceicco)

Io sono uno sceicco napoletano. Amico mio, i napoletani all’estero si sono sempre piazzati! (Totò Sceicco)

Ciccillo? Sono Nicola… si, Nicola… Enne come Napoli, co come colla, la come musica (Fifa E Arena)

La signora questi quadri li paga duecento milioni l’uno. Sono sei, si faccia un po’ i conti: sei per otto quarantotto, capirà bene che sono quattrocentottanta mila lire che la signora mi deve dare! (Totò Eva e il pennello proibito)

E’ un mio amico, gli faccio la barba da quand’era bambino. (Figaro Qua, Figaro Là)

A me non sfugge niente! Io ho visto la fede, io ho visto la boutique, io ho visto la straniera! (a parte): Di Sabato, io non ci vedo chiaro! (Totò Contro I Quattro)

La forza nei capelli? Perbacco, come San Siro… Bè, Sansone, San Siro, Santa Babila, tutti parenti sono! (Totò Le Mokò)

Ricorra pure a chi vuole ma io il suo caso l’ho chiuso. Lei per me rappresenta un caso chiuso e se vuole ricorra pure alla senatrice Merlin! (Totò contro i quattro)

Non facciamo delle chiacchiere inutili, non facciamo dell’accademia! Ormai l’incendio c’è e ce lo dobbiamo godere! (Il comandante)

Di donne ce ne stanno. Il problema è che non ci stanno. (Totò, Eva e il pennello proibito)
 
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